Da scuola libertaria a scuola-comunità dinamica. Il varo della nuova nave.

“Se ci stacchiamo da qualcosa che alla lunga rappresenta un peso piuttosto che un aiuto ad andare avanti, poi saremo pronti ad aprirci all’essenziale, a ciò che conta. Sebbene a volte, dall’esterno, questa possa sembrare una perdita, con il tempo finirà per rivelarsi un guadagno per noi e per altri.”

Bert Hellinger

 

5 anni fa, all’interno dell’associazione Lilliput nacque un’esperienza di scuola libertaria.

Così la definivamo. All’epoca ci sembrava il miglior modo di veicolare linguisticamente il nostro obiettivo educativo, quello della liberazione del bambino dalle catene di una didattica tradizionale, di una pedagogia adultocentrica, di uno sguardo troppo spesso schivo nei suoi confronti.

L’educazione libertaria semplicemente ci sembrava l’approccio pedagogico più affine a ciò che sentivamo e perseguivamo.

 

Poi 2 anni fa sono partita per un viaggio, poichè sentivo il bisogno di un confronto ampio e immersivo, sentivo la necessità di uscire dal progetto per tornare con occhi disincantati e più lucidi, con occhi liberi dalla paura e dall’orgoglio, per scoprire se quello che stavamo facendo era la miglior cosa che potessimo fare per i bambini.

Dopo 6 mesi e decine di scuole visitate, di centinaia di ore spese a riflettere, di migliaia di passi alla ricerca delle giuste domande all’improvviso la risposta è emersa senza sforzo, senza fatica, come una conchiglia sputata fuori dal mare ed io ero lì, a riva pronta ad accoglierla.

Libertaria, Montessoriana, Steineriana, Reggiana. Ho imparato presto l’odore stantio dei metodi ritriti, del tentativo disperato di mettere in atto risposte date in passato a problemi passati, senza considerare il presente. L’avevo imparato eppure ci ero cascata, e quando cadi in una trappola ideologica rischi di difendere l’indifendibile.

E allora ho deciso di cambiar rotta.

Il tesoro che cerchiamo è lo stesso ma ora seguiamo una nuova rotta.

Abbiamo lasciato al porto la barca dove ognuno sceglie sempre cosa fare, dove vige la regola del “fai ciò che vuoi”.

La nuova nave è una “scuola-comunità” dinamica, un nome pensato e studiato a lungo, dove ciascuna parola è stata soppesata e ha passato il test della ragione, del cuore, della speranza e della poesia.

La parola scuola è per riappropriarci di questa definizione e per ricordare a chi ci lavora che abbiamo sempre un ruolo ed una responsabilità verso l’istruzione dei bambini che ci vengono affidati. In noi è molto forte la frase di Don Milani che dice che ogni bambino che esce dalla scuola senza istruzione è come un passerotto senza ali. E allora quelle ali che ogni pulcino possiede, cercheremo di renderle robuste e vigorose, senza cadere nella trappola del “dover essere” e della prestazione.

La parola comunità è per i bambini, per ricordar loro che il principio non è “faccio sempre quello che mi pare perché la cosa più importante è ciò che desidero”, ma “sono all’interno di una comunità e le mie scelte hanno sempre un peso sugli altri, in positivo e in negativo”.

La parola dinamica è per il mondo esterno per sottolineare il fatto che il nostro approccio è in continuo movimento, che non abbiamo giurato fedeltà a nessun metodo ma solo ai bambini. Che siamo pronti a muoverci tra ideologie e pensieri nel momento in cui quelle che consideriamo certezze vengono contraddette dall’esperienza. Inoltre dinamica è anche un sinonimo di relazione e vogliamo comunicare l’attenzione che poniamo verso l’osservazione delle dinamiche tra persone, tra adulti, tra sistemi familiari.

 

E allora eccoci qua.

Serendipità si è rinnovata, ha una nuova veste e noi non vediamo l’ora di mostrarvela.

Seguendo l’eredità di Freinet, condivideremo con tutti voi le tecniche che abbiamo creato, che scopriremo e inventeremo.

Pezzo dopo pezzo, vi mostreremo e racconteremo di ogni legno, di ogni vela, di ogni corda che tengono insieme la nuova imbarcazione.

Anche se le nostre navi sono diverse, sono certa che il viaggio è lo stesso.

Buona navigazione a tutte care maestre.

Che il mare ci sostenga.

 

 

Emily Mignanelli

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