ODE AL LAVORETTO. NO SCHERZAVO….ODIO IL LAVORETTO

E’ Pasqua e immancabilmente le temute pulizie si avvicinano.
Ho deciso di partire da quelle virtuali e sistemando le cartelle mi sono imbattuta in questo documento, scritto di getto 4 anni fa, estenuata da uno dei flagelli che affliggono l’infanzia, il lavoretto.
Mi auguro che nessuno si senta offeso nè giudicato, prendetelo come una riflessione ironica di una giovane mamma all’epoca 23enne, alle prese con alberelli friabili e scatole di bigliettini da sistemare.
Buona lettura

Lavoretto, scusate ma devo proprio dirvelo, quando sento la parola “lavoretto” mi sento male.
Comune definizione di “lavoretto” : artefatto omologato realizzato per l’80% dalle insegnanti e dal 20% dai bambini ma in maniera guidata dalle insegnanti.
Scopo del lavoretto: gratificare il genitore e dimostrare allo stesso che il bambino quando è a scuola fa tante cose interessanti, creative e divertenti. Quindi quant’è bravo il bambino e che brava maestra che ha.
In realtà il lavoretto porta via tantissimo tempo alle insegnati ( reperimento materiali, preparazione dei pezzi da assemblare), occorre trovare un momento in cui “braccare” i bambini per fargli fare la loro parte tipo impiastriccare la mano nel colore e poi lasciare una smanata su un foglio, la quale verrà pazientemente tagliata dalla maestra, incollata su un altro supporto dove verranno applicati altri materiali e scritte frasi a forte impatto o a ricordi di momenti vissuti dai bimbi.
Ma mentre le insegnanti si danno tanto da fare, i bambini cosa fanno ? Scorrazzano liberi per l’aula o sono impegnati in altre attività o le insegnanti si lasciano il lavoro di montaggio dei pezzi e messa in bella dell’opera per altri momenti tipo dopo cena…?
Questo lo lasciamo alla vostra fantasia, alle vostre esperienze di contatto con il mondo della scuola e alla vostra fiducia e buona fede.
Inoltre, cosa ne è dei lavoretti una volta giunti a casa? Nella migliore delle ipotesi la mamma lo accoglie con grande gioia, lo sistema nel migliore angolo della casa mostrandolo a tutti coloro che entrano : “guarda cosa ha fatto Giovannino oggi a scuola! “, questo se si tratta del primo lavoretto naturalmente. Quando la carovana inizia ad aumentare, quando la polvere accumulata tra gli interstizi della carta igienica mummificata con della colla vinilica si dichiara repubblica autonoma allora si che iniziano i problemi.
La mamma inizia a vedere i lavoretti come nemici, deve fingere stupore e gioia quando il figlio li porta a casa, nel frattempo sta però studiando la maniera per farli sparire o segregare nell’angolo più remoto dello sgabuzzino. In questa secondo ipotesi il problema è semplicemente rimandato di 18 anni…

Ma la domanda è questa: a cosa servono i lavoretti ? Abbiamo visto che sottraggono molto tempo all’attività scolastica, sono quindi necessari?
Non sarebbe forse meglio creare un’apposita area dove i bambini possano essere liberi di entrare e creare ciò che desiderano utilizzando diversi materiali, strumenti e supporti che trovano sempre a disposizione e pronti per l’uso?

Credo che sia molto più sano educare un bambino alla scoperta della propria creatività piuttosto che all’indottrinamento estetico.
Credo che sia buono e giusto immergere i bambini in un clima artistico sereno e positivo, esporli al’arte e al buon gusto il più possibile, senza forzature. Agire sempre in maniera indiretta attraverso l’ambiente, ad esempio lasciando quadri o libri d’arte a disposizione dei bambini.
Una contaminazione silenziosa che deponga in loro il seme della bellezza e che venga lasciato maturare secondo il suo tempo e libero di esprimersi nel momento in cui esploderà in tutta la sua rigogliosità.

Credo che i lavoretti e la sciocca mania di farli ovunque e comunque annienti la libera espressione dei singoli bambini.
Inoltre mina la loro autoaffermazione e sicurezza personale, nel dover portare a termine lo stesso lavoro i bambini inevitabilmente compiono dei paragoni con gli altri, si confrontano e si giudicano.
Diventando i peggior giudici di se stessi. Ho visto bambini rifiutarsi di toccare un colore autoescludendosi da questa importantissima forma di espressione perché non si sentono abbastanza bravi, perché tizio sa fare meglio e caio non fa fuori dai margini.
Ah, avevo dimenticato di dire che si tratta di bambini di 4-5 anni.
Ledere l’autostima di un bambino in fase pre-scolare in nome del dio lavoretto mi sembra una forzatura ingiustificabile.
Il più bel frutto e risultato da portare a casa per un genitore non dovrebbe essere la serenità del bambino, lo sviluppo della sua autonomia e della sua identità?
Le scuole non dovrebbero lavorare su questo? Sul lungo traguardo, quello della vita??

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