MOSTI E ALTRE STORIE

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Serendipità: lo scoprire qualcosa di inatteso e importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva o si pensava di trovare. Attitudine a fare scoperte fortunate e impreviste; capacità di cogliere e interpretare correttamente un fatto rilevante che si presenti in modo inatteso e casuale.

Serendipità si conferma il nome perfetto per la nostra scuola, e per il nostro approccio educativo.
Ci sono i montessoriani, gli steineriani e noi saremo le serendipiane.

Un piccolo esempio accaduto questi giorni a conferma di quanto appena scritto.

L’altro ieri, ce ne stavamo belli belli nel campo a fare un passeggiata post merenda, quando ad un certo punto vediamo nel nostro terreno due cani.
La prima cosa che ho pensato è stata :” ecco che il presagio dei genitori si è avverato! noi nel campo e un branco di cani feroci e sconosciuti che ci attacca!”( forse non ho ancora affrontato il capitolo scenari drammatici dei genitori, ma credo che il titolo dica già molto…).
Per fortuna il realismo dei bambini mi è venuto incontro, salvandomi dai pensieri più strampalati di difesa contro i canidi di fronte a noi. Erano i cani dei vicini.
I nostri vicini ultra ottuagenari, Mario e Domenica, ricordate? Quelli che ci rimpinzano di biscotti quando li andiamo a trovare e che hanno la fattoria .
Insomma, i bambini corrono incontro ai cani, Camillo e Camilla, abbracciandoli e accarezzandoli.
Ora, il fatto è che non era mai successa una cosa simile, Camillo e Camilla non si erano mai allontanati prima d’allora.
Giustamente preoccupati, decidiamo di andare su dai cari vecchini, a restituire i cani, a controllare il loro stato di salute, a indagare sulla vicenda e… a mangiare qualche biscotto ovviamente …
Partiamo con i cani, senza guinzaglio, ma che per fortuna ci ascoltano.
Ci sediamo sul ciglio della strada provando a fermare macchine.
Ora ( qui si apre un altro capitolo), io capisco che non è usuale vedere una ragazza vestita in modo strampalato ( di solito a scuola metto vestiti da battaglia, per intenderci quelli di mia nonna, cappelli, di paglia, stivali fluo, vestiti di vari colori il tutto corredato da almeno un paio di macchie di fango), con una reflex in una mano, un cestino di vimini nell’altra, sbracciare in mezzo alla strada per fermare le macchine (ricordiamo che la scenetta è corredata da un numero variabile di bambini con un’altra educatrice sul prato vicino la carreggiata). Ma da qui ad urlarmi che sono pazza o ad accelerare, o a sgranare gli occhi e mettere le sicure agli sportelli ne passa….
Tante volte ho provato ad indagare nella mente di tutti quelli che non si sono mai fermati per farci attraversare, pensano forse che verranno attaccati?! o che faremo loro l’elemosina? O che proveremo a vendergli dei cani?? Mah…

Comunque, tornando a noi, riusciamo a fermare una macchina, attraversiamo, con tanto di cani, ci arrampichiamo nel campo di Mario e Domenica e …. Serendipità!!
Mario, Domenica, Angelo e Angela ( rispettivamente figlia dei vecchini e marito), stanno per iniziare la vendemmia.
E allora che facciamo?
Però avevamo danza in programma… Pazienza, c’è da vendemmiare e vendemmieremo!
Se c’è una cosa che questa scuola mi ha insegnato e mi sta insegnando, è la capacità di lasciare tutti i piani e i progetti fatti, per seguire con fiducia quello che la vita ci offre.
Senza ansia, senza rimorsi.
Insegnare ai bambini, e non solo, a prendere la vita per quello che è, uno scorrere di eventi, spesso imprevisti, ognuno dei quali ci mette di fronte a delle scelte, prendere o lasciare. Una sorta di continuo allenamento ai pesi che diamo alle cose. Inoltre è un invito alla lentezza, all’osservazione di quello che sta accadendo, alla flessibilità utile a stravolgere i piani, senza creare caos per i bambini, ma con la naturalezza necessaria per rendere quel momento improvviso una parentesi di crescita importante.
Un continuo promemoria a non essere arroganti nei confronti della vita, a non tentare di tenere tutto sotto controllo, sotto lo scacco della nostra paura, che ci impedisce di affidarci a ciò che accade.
Badate bene, noi a scuola abbiamo una programmazione molto definita, per niente affidata al caso.
Il confine è sottile, tra l’avere una programmazione ( quindi avere degli obiettivi e ipotizzare vie per raggiungerli) e l’essere pronti a modificarla a seconda degli eventi.
Gli obiettivi rimangono gli stessi, ci vuole grande elasticità a cambiare la via.

Mi sono persa di nuovo…
Eravamo nel campo, a vendemmiare, corro a scuola a chiamare tutti gli altri bambini interessati.
A questo punto, siamo 18, anzi 21 curiosi e volenterosi invasori.
Dopo aver vendemmiato, portiamo su con il trattore l’uva.
Gli acini vengono separati dai raspi, poi spostati su un torchio che fungendo da filtro, lascia passare solo il mosto. Questo viene poi spostato in una botte dove riposando diverrà vino.
Non me ne vogliano gli esperti di vino se ho fatto errori nei vari passaggi, in fondo sono una pazza che ferma macchine in mezzo alla strada…
Oltre agli odori, alle mani impiastricciate dai centinaia di acini che sono stati mangiati dai bambini con avidità e piacere estremo, provate a immaginarvi la scena, arricchendola con altri dettagli sonori.
Quelli dei discorsi tra Mario e Domenica, di origine abruzzese, e la figlia e il marito.
Tra loro battute e schiamazzi, con i bambini discorsi irripetibili per oggettiva impossibilità a tradurre il misterioso idioma da loro inventato per comunicare…

Alla fine riusciamo anche ad estorcere un litro e mezzo di mosto a Domenica e ce ne torniamo a scuola tenendolo alto come un trofeo.

Oggi, la seconda Serendipità.
Un amico ci chiama dicendoci che avrebbe avuto la mattinata libera, e se poteva esserci d’aiuto in qualche modo.
Non ci saremmo certo lasciate sfuggire questa occasione, e così riguardando il video fatto ad Angela, dove spiega la ricetta delle ciambelle di mosto, trascriviamo ingredienti e dosi e mandiamo il nostro amico in missione.
Una volta arrivato a scuola, non c’è bisogno di dirgli nulla.
Infilata la parnanza eccolo già in mezzo ai bambini, a impastare, mescolare quello che all’inizio sembra un blob informe che progetta l’invasione e che poi, piano piano, acquista un aspetto civile e domabile.

La giornata alla fine si chiuderà con la scuola che profuma di mosto, con una ciambella gigante ( il mostro di mosto) 3 mega pani che domani diventeranno biscotti e bambini e adulti che non escono da scuola senza aver prima preso una fetta del mostro.

E noi, dovevamo fare danza….

L’ultimo pensiero di questa sera, va a tutti coloro che ci hanno aiutato,e che ci aiutano quotidianamente, ognuno con quello che può dare e sa fare.
In particolare questa sera ringrazio una nonna che oggi ci ha donato un’emozionante sorpresa, celata dentro una macchina da scrivere.

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