MENO UNA? …NO, UNA IN Più

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E la prima settimana è andata.
Dopo le continue richieste da parte di tutti i curiosi riguardo l’inizio di questa nuova avventura eccovi un breve resoconto di questi primi 5 giorni di Serendipità.
Serendipità è una comunità di persone che si ritrovano attorno a degli ideali, creando una cornice di intenti e valori all’interno della quale progettare in maniera condivisa le attività per i bambini che ne fanno parte.
Questa prima settimana è stata davvero idilliaca.
23 bambini, 4 adulti, 1 volontaria e un tempo davvero clemente.
Questi i numeri.
Poi ci sono le emozioni, quelle da nodi in pancia della scorsa settimana, che si sono sciolte immediatamente lunedì mattina di fronte alla serenità dei bimbi e dei loro genitori.
Le lunghe giornate sono trascorse con la rapidità tipica di quando si fa qualcosa di molto piacevole e appagante, con un senso di familiarità come tra chi si conosce da anni.
Il primo giorno durante la grande tavolata per il pranzo in giardino, mi è sembrato che non avessimo aperto da poche ore, ma da mesi.
Come se quello fosse il nostro posto da sempre.
Felici, attorno ad un tavolo degno di una rimpatriata di famiglia, con le farfalle sopra le nostre teste, i campi aperti attorno a noi in un abbraccio caldo e accogliente e un clima di totale benessere.
I nuovi bambini sono stati accolti dai “veterani” con la semplicità di cui solo i bambini sono capaci, amici da subito, senza distinzioni di età e sesso.
Nessun gruppetto, nessuna esclusione, ma fluidità nei loro rapporti, a seconda del gioco in corso.

E la programmazione? E le lezioni?? E le unità didattiche??? Ma…i progetti?!?!
Da noi la programmazione segue lo scorrere degli eventi, delle stagioni, delle individualità che mutano.
Certo, abbiamo un canovaccio che seguiamo, teorie di riferimento alle quale ci ispiriamo, ma tutto ciò che avviene accade perchè in quel momento ha un senso per i bambini, perchè nasce da un campo di girasoli secchi che cattura il nostro interesse, da una maglietta dei pirati che dà il via a un laboratorio di costruzione di vascelli di legno e vele cucite a mano dai mille colori.
Così nascono avventure, dense di significati ed emozioni.

Per i bambini delle elementari, ogni giorno è prevista un’ora e mezza di lezione, più un tutoraggio individuale.
Loro possono scegliere se partecipare o meno, e il rifiuto è accettato, permesso, tutelato.
Poi però se ne parla, si cerca di capire, di superare l’ostacolo e trovare il modo di garantire loro la costruzione della famosa cassetta degli attrezzi, necessaria alla vita.
Leggere, scrivere, contare, fanno parte della quotidianità.
Abbiamo osservato che accettare il loro rifiuto con tranquillità, permettendo di continuare a svolgere ciò che in quel momento interessa, non è una perdita, ma un guadagno.
Non associano alla lezione un significato pesante, di obbligo, di dovere, ma un piacere di cui godere quando vorranno.
E così accade che dopo essersi rifiutati di partecipare, li rivedi sbucare da dietro l’angolo, osservare dapprima per poi reinserirsi.
Accade così che alle 15:00 ti chiedono ancora di fare quelli che loro chiamano compiti, o che all’arrivo della mamma non vogliono andare perchè vogliono terminare delle attività di matematica.
Oppure che ti ritrovi bambini di 3 anni a lezione, con il quaderno e l’astuccio in mano, oggetti del desiderio per i quali hanno tanto pregato la mamma e il papà.
Con il nostro progetto cerchiamo di far innamorare i bambini alla scuola, al sapere, al desiderio di conoscere, come ricchezza per la loro vita e non come obbligo.
Il piacere deve essere del tutto personale e la motivazione intrinseca all’individuo, non estrinseca come nel caso del voto o del compito in classe.
Poi c’è chi dice : “devono abituarsi subito alla fatica della vita”, ed io rispondo ” ma tu manderesti un bambino di 6 anni a fare il militare perchè poi lo aspetta la guerra?!”, e poi chi l’ha detto che la vita è una guerra, che occorre abituarsi al peggio?!?
La vita è ciò che noi costruiamo, immaginiamo.
Abituiamo i bambini all’ascolto, al rispetto e sarà questo che loro cercheranno e riprodurranno in seguito.
Utopia? Forse.
Eppure con la nostra esperienza parliamo di bambini sereni, curiosi, volenterosi, vitali e sorridenti.
Bambini che la mattina alle sei corrono a svegliare i loro genitori facendosi trovare già pronti con lo zainetto in spalla.

Certo per realizzare tutto questo, di lavoro a monte ce n’è tanto.
Ci sono rinunce, compromessi, accettazioni, sveglie alle cinque e mezza, e documentazioni di tutto quello che accade minuziose che richiedono tempo e spazio.
Ma facendo il bilancio di questa prima settimana, posso dire che non rivorrei nessuna delle cose che avevo prima.
Più tempo per me, più soldi, meno responsabilità.
Perchè vederli sbocciare è un grandissimo privilegio, che solo il tempo regala, accanto a degli adulti in gamba che credono ciecamente nel potenziale umano e sociale che la collaborazione crea.
Far parte di una comunità vera, è uno dei regali più grandi che la vita mi ha dato.
Credere in quello che faccio è un altro.
Lavorare 11 ore al giorno e tornare a casa totalmente rilassata e felice un altro ancora.

Nello specifico questa settimana è trascorsa così:

– siamo andati a trovare la strega nella sua casa, immersa tra i girasoli, con un compagno di viaggio che ci ha incantato con i suoi racconti, seduti e sdraiati sulla calda terra;
– siamo rimasti affascinati dal grande fuoco nel campo fatto dai papà, abbiamo poi osservato la cenere e lavato i panni come facevano i nostri nonni;
– abbiamo cucinato insieme;
– abbiamo studiato da vicino lombrichi, formiche, farfalle;

– abbiamo fatto lezione sull’erba;
– abbiamo creato, inventato, cucito e sfogliato libri d’arte nell’atelier;
– è stato indetto un concorso di pittura: “Ogni bambino potrà dipingere un ritratto del proprio animale. L’animale deve cercare di dipingere insieme al padrone, come due signori che lavorano spalla a spalla”, con tanto di volantino, buste personalizzate e fidi postini a recapitarle;
– abbiamo studiato le lettere con i corpi, tra mille risate e la voglia di imparare ( che lettera è quella nella foto?!);
– abbiamo cantato, ballato, abbiamo riso fino alle lacrime.

 

 

Approfitto del post per dire che la nostra non è una realtà in opposizione alla scuola pubblica, è solo un tentativo di percorrere un’altra via, e come questa potrebbero essercene centinaia altre.
Ci piacerebbe leggere racconti di altre scuole, di altre realtà.
Ci piacerebbe anche poter avere confronti con più insegnanti possibili, perchè è un nostro profondo desiderio, quello del confronto e della cooperazione.
Chiudo lanciando un messaggio a tutte le insegnanti in ascolto, se siete interessate ad incontrarci, a creare un momento di scambio reciproco, scriveteci a lilliput2009@hotmail.it, noi provvederemo ad organizzare un incontro ad hoc.
Con affetto
emily

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